Avevo poco più di 20 anni e passavo ore a lanciare una pallina da baseball contro il muro di casa, convinto che un giorno sarei stato pronto per farlo davvero, in una partita vera. Per fortuna, vivevo già da solo e i segni sul muro li vedevo soltanto io.
Poi arriva il giorno della partita vera. Il manager mi guarda e mi dice: “tocca a te”. E io, dopo mesi di allenamento, in solitaria e con la squadra, che faccio? Semplice: rispondo “no, non me la sento”.
Paura pura. Da nascondersi nello spogliatoio fingendo un improvviso male allo stomaco. Da quel momento, ho lasciato il baseball giocato (si fa per dire). E no, non me lo sono mai perdonato.
Tuttavia, tutto questo mi è servito per imparare una cosa semplice: studiare serve, ma agire serve il doppio. Perché non diventi Roger Clemens (uno dei lanciatori più forti della storia del baseball USA) allenandoti senza sbagliare mai. Ci diventi sbagliando davanti a qualcuno.
E vale per tutto: presentazioni, video, colloqui, progetti, contenuti. Puoi prepararti all’infinito, ma impari davvero soltanto quando ti esponi, rischiando anche la figuraccia.
Insomma, non aspettare di sentirti pronto al 110%. Non succederà mai. E va benissimo così. Il guanto è lì. La pallina pure. Devi solo salire sul monte.
E provare.

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