Ha ancora senso avere un blog nel 2026?

La dico facile: sì. Per me, avere un blog negli anni ruggenti del “breve, veloce e pure interessante” ha ancora senso. Perché LinkedIn è perfetto per il mordi e fuggi, per lo scambio di parole che dura qualche ora, poi arrivederci e grazie. Il post finisce nella scatola dei ricordi e avanti con il prossimo.

E un blog nel 2026 non serve per fare numeri (business, direbbero quelli bravi), almeno non direttamente. Serve per fare ordine nelle cose che pensi e che scrivi. Per raccogliere spunti lanciati magari su LinkedIn. Per dare senso a tutti gli aggettivi che hai speso in giro, da qualche altra parte.
Come la Smemoranda negli anni Novanta, che tempo qualche settimana e nelle mani delle compagne di classe diventava spessa come “Guerra e pace” di Tolstoj, con ritagli, foto penzolanti dei Take That e dei bellocci di Beverly Hills e mollette per trattenere fogli volanti.

Il mio blog è tutto il contrario: minimale ed essenziale, perché deve fare una cosa sola. Reggere il tempo.

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