Dice e ridice il numero uno di Tesla, SpaceX, X e di mezzo pianeta che “il sonno è per i deboli”. Il sonno è per i deboli. E infatti sembra dormire pochissimo. Lui. Vieni da me.
Con una piccola differenza: lui produce talvolta idee geniali anche in piena notte (no, niente battute, dai). Io, da una certa ora in poi, inizio a produrre solo refusi, dolori diversi a spasso per il corpo e divagazioni varie. E allora faccio una cosa rivoluzionaria: chiudo il computer. O lui chiudendomi, dipende dal mood della giornata.
Porto Margie Margie al parco. Ascolto per l’ennesima volta “Look at Us” degli Archive e mi scaldo al sole, quando c’è. A Torino, in inverno, è questione di minuti. Ci si deve accontentare.
Ed è quasi sempre in quei momenti che arrivano le soluzioni a piccole e grandi noie a cui pensavo da ore, giorni, settimane. Arrivano quando smetto di cercarle. Quando metto in vacanza stomaco e muscoli. E faccio felice quel gattaccio di un cane.
Forse è per questo che non diventerò mai ricco come Musk. Non sono continuo come lui. Ma va bene così. Perché ho imparato una cosa semplice: la qualità del lavoro non dipende da quante ore lavori, ma da come consumi le tue energie. E sì, magari anche se hai un cane come Margie Margie che mangia come un T-Rex e scodinzola come un ventilatore quando capisce che il pc ha avuto la meglio.
Meno è di più, insomma. E a volte, more è solo un trapano acceso in una stanza vuota.

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