L’algoritmo di YouTube mi ha regalato l’intervista di Diego Bianchi a Woody Allen di un paio d’anni fa. Io cercavo tutt’altro, probabilmente un tutorial inutile su come accordare meglio la chitarra, e invece mi sono ritrovato Woody Allen che parla di fortuna.
A un certo punto dice una cosa disarmante nella sua semplicità: “La fortuna non è tutto, ma è importante. Io un certo talento ce l’ho, ma senza tanta fortuna non avrei avuto il successo che ho avuto nel corso degli anni”.
Tradotto: sì, lavora, studia, impegnati. Ma se nasci nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, con le connessioni sbagliate, puoi essere anche bravissimo e restare invisibile. E se lo dice il caro Woody, di cui ho ingurgitato l’intera filmografia più volte, io ci credo. Anzi, ci stracredo.
Perché amiamo pensare che tutto dipenda da noi. Dall’approccio alle cose. Dalla disciplina. Dalla sveglia alle 5 del mattino e dalla doccia fredda, che peraltro fa benissimo, parola mia. Poi arriva Woody Allen e ti dice: guarda che un pezzo del puzzle è puro caso.
La fortuna non è meritocratica. E questa cosa ci manda in crisi. A me per primo.
Ci raccontiamo una storia bellissima: se ti impegni abbastanza, ce la farai. Se non ce la fai, è perché non ti sei impegnato abbastanza. Il problema è che questa storia è parzialmente falsa.
L’impegno conta. La costanza conta. Ma non bastano. Nascere in Italia o in Somalia. Avere genitori che ti possono pagare l’università o no. Incontrare la persona giusta al momento giusto. Non ammalarsi. Essere nel posto giusto quando qualcuno decide di darti fiducia. Insomma, tanta roba. Che non dipende da te.
Sai chi parla di più di meritocrazia? Chi ce l’ha fatta.
Guardiamo chi è arrivato in cima e pensiamo: “Ha lavorato duro, ha creduto in se stesso, ha fatto le scelte giuste. Se faccio come lui, ci arrivo anch’io”. Ma non vediamo tutti quelli che hanno fatto esattamente le stesse cose e non sono arrivati da nessuna parte. Che hanno lavorato duro, creduto in loro stessi, fatto le scelte giuste. E sono ancora al punto di partenza.
Quante persone bravissime conosci che non hanno mai avuto l’occasione giusta? Quanti mediocri che sono dove sono perché hanno avuto il cognome giusto, la raccomandazione giusta, il timing giusto? La fortuna esiste. E fa una differenza enorme.
Facciamo chiarezza. Ci sono cose che dipendono da te. E cose che non dipendono da te.
Dipende da te:
Quanto ti impegni
Quanto impari
Quanto migliori
Come tratti le persone
Quanto sei affidabile
La qualità del tuo lavoro
Non dipende da te:
Dove nasci
In che famiglia nasci
Chi incontri
Quando incontri le persone giuste
Se il tuo settore va in crisi
Se ti ammali
Se qualcuno crede in te abbastanza da darti un’opportunità
La saggezza sta nel lavorare su quello che controlli, accettando quello che non controlli. Non è rassegnazione. È realismo.
C’è un dettaglio importante: la fortuna non è sempre puro caso. A volte è il risultato di esserti messo nelle condizioni giuste.
Più progetti fai, più aumenti le probabilità che uno funzioni. Più persone incontri, più aumenti le probabilità di incontrare quella giusta. Più ti esponi, più aumenti le probabilità che qualcuno ti noti.
Non controlli quando arriva l’occasione. Ma controlli quante occasioni crei. È come pescare. Non controlli quando abbocca il pesce. Ma controlli quante volte lanci l’amo. E dove lo lanci. Insomma, ci siamo capiti. Questo non elimina la fortuna. La rende solo un po’ più probabile.
Se accetti che la fortuna esiste, cambia tutto.
Smetti di massacrarti quando le cose non funzionano. Perché magari non è colpa tua. Magari è solo che non era il momento giusto. O il posto giusto. O la persona giusta.
Smetti di giudicare chi non ce l’ha fatta. Perché magari si è impegnato quanto te. Solo che tu hai avuto fortuna. E lui no.
E inizi ad essere grato. Perché se sei dove sei, non è solo merito tuo. È anche perché hai avuto occasioni che altri non hanno avuto. Questo non toglie valore al tuo lavoro. Lo mette in prospettiva.
Allora, cosa facciamo? Ci arrendiamo al caso? Smettiamo di impegnarci perché tanto dipende tutto dalla fortuna? No. Assolutamente no.
Continuiamo a lavorare. A studiare. A migliorare. A fare bene le cose. Ma smettiamo di pensare che basti. Smettiamo di raccontarci che se non funziona è solo perché non ci stiamo impegnando abbastanza.
A volte ci impegniamo. E non basta. E va bene così.
A volte la vita ti premia. A volte no. E non sempre c’è una ragione logica. L’importante è continuare. Perché ogni volta che provi, aumenti le probabilità. E quando la fortuna arriva, vuoi essere pronto.
Lavoro come se tutto dipendesse da me. Faccio del mio meglio. Studio. Miglioro. Curo i dettagli. Ma accetto che non tutto dipende da me. Se un progetto non funziona, non è automaticamente colpa mia.
Riconosco la fortuna quando arriva. Quando va bene, non mi dico solo “me lo sono meritato”. Mi dico anche “ho avuto fortuna”.
E continuo anche quando non arriva. Perché la fortuna è come il wifi. A volte c’è, a volte no. Ma se non continui a provare, non lo saprai mai.
Woody Allen ha fatto più di 50 film. Alcuni capolavori. Altri dimenticabili. E lui stesso ammette: senza fortuna, non sarebbe Woody Allen. Non dice “non serve talento”. Dice “il talento non basta”.
E questa è la verità che nessuno vuole dirti. Perché è scomoda. Perché toglie certezze. Perché ci costringe ad ammettere che non abbiamo il controllo che pensiamo di avere.
Ma è anche liberatoria. Perché ti toglie un peso. Quello di dover sempre avere successo. Quello di doverti massacrare se le cose non funzionano. Quello di pensare che ogni fallimento sia colpa tua.
A volte le cose non funzionano. E non è colpa di nessuno. È solo sfiga. E va bene così.
P.S.: Ora vado a riguardarmi per la millesima volta “Io e Annie”, perché fa decisamente meglio di tante cose che ci girano intorno in questo periodo.

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