Qualche giorno fa sono stato al Politecnico di Torino, per seguire la lezione di Giorgio Destefanis agli studenti del corso di Elementi Costruttivi delle Macchine. Mentre loro prendevano appunti e riannodavano i fili del discorso, io saltavo nel tempo.
Alle aule di Palazzo Nuovo, ai giorni infiniti passati ad allenare la memoria alle regole della buona comunicazione. Tra un ripasso di Semiotica con il compagno di avventure del tempo e un gancio in via Po per la serata.
E mi è venuto da pensare che questi ragazzi dovrebbero godersi il momento. Non avere troppa fretta di “fare il salto”. Le vie del denaro e dell’affermazione professionale sono infinite, ma lo sono ancora di più quelle che portano ai ricordi condivisi. Fuori e dentro le aule universitarie.
A quel tempo in cui, come direbbe Fabrizio De Andrè, “sbocciavano le viole”.

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