Siamo la media delle persone che frequentiamo? Non solo

Da tempo circola nei gruppi di crescita personale l’idea che – parola di Jim – “siamo la media delle cinque persone con cui trascorriamo più tempo”. Di solito viene usata come invito a scegliere meglio le persone. Lui sì, lei no e via così. Tutto bellissimo, peccato che nel lavoro non scegli sempre chi frequenti.

Epperò, caro Jim, ci sono persone che incroci tutti i giorni, per diletto o per difetto. Ci fai riunioni. Ci pranzi. Ci discuti. E alla lunga assorbi: il loro modo di parlare, il loro modo di decidere, il loro modo di affrontare i problemi. Non per imitazione. Per osmosi. Come quando esci dal cinema dopo aver visto un film di Star Wars e fendi l’aria con una spada laser immaginaria. Uno spasso.

Quindi, il tema non è circondarsi solo di persone ‘brillanti’, ma di persone che ti fanno domande belle e possibili, ti contraddicono senza umiliarti troppo, che ti mandano al diavolo quando ricordi quanto erano belli gli anni Ottanta e che ti sopportano se dici che il Quadrilatero è ancora la zona più interessante di Torino. Perché no, caro mio, le cose cambiano. Come il Quadrilatero. E noi con loro.

Per questo, penso che alla fine non siamo veramente la sintesi delle persone che frequentiamo di più. Siamo (anche o soprattutto) il risultato delle conversazioni che facciamo più spesso. E quelle, sì, conviene sceglierle con cura. Quando è possibile, ovviamente.

O no?

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