In alcuni mi rendo conto di aver detto troppo e male, in altri perdo il filo del discorso. E poi, i fastidiosissimi rumori di sottofondo, che ovviamente arrivano sempre quando devo registrare. Insomma, un disastro.
E quindi, che si fa? Nulla. Ci si ferma. Si raccolgono le idee e si ricomincia.
Tutti abbiamo paura di sembrare ridicoli, soprattutto davanti ad una camera, ma ti svelo un segreto: non sarai mai perfetto. Per quanto tu possa esercitarti, per quanto tu possa migliorare, ci sarà sempre il giorno in cui sarai con la testa altrove e inciamperai su un concetto che conosci benissimo. E te lo dice uno che di inciampi ne ha fatti tanti da sbucciarsi più volte le ginocchia.
La verità è che si impara provando, sbagliando, aggiustando. Non esistono “take perfetti”. Esistono tentativi sinceri.
E ogni volta che mi rivedo dire una parola storta, penso che in fondo è proprio lì che si vede la parte più vera.
Quella che ti ricorda che la comunicazione non è recitazione.
È presenza.
È voce.
È imperfezione.
Ecco perché presto pubblicherò un video con i miei errori: perché fanno parte del viaggio.
E poi, diciamolo, almeno ogni tanto strappano un sorriso.
O no?


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