Ho letto su Il Post di uno studio fatto a Berkeley: in un’azienda tech hanno dato ai dipendenti strumenti di AI generativa. Nessun obbligo. Chi voleva, la usava. Altrimenti, grazie lo stesso.
Sai come è andata? Hanno lavorato più ore e facendo più cose.
Se la sono spiegata così: quando qualcosa ti fa risparmiare tempo, la tentazione non è riposare, è fare altro per evitare di passare la giornata giocando a dama sul pc (chi non l’ha mai fatto, alzi la mano!). Come dargli torto, alla lunga se non sei impegnato davvero ti annoi.
Ora con l’AI abbiamo a che fare con un collega che non sbuffa mai, non ti parla della sua nuova auto 26 mila cavalli e sei ruote e va spedito come un treno. E il problema, se così possiamo chiamarlo, sta tutto qui. Nessuno ti dice quando fermarti.
Se prima avevi un limite naturale, perché la vita è talvolta un casino mica da ridere, ora quel limite si sposta più in là. E tu nemmeno te ne accorgi. Lavori di più. Fai di più. Produci di più. Potremmo quasi imparare a non staccare mai.
Fosse così sarebbe quasi una rivoluzione, ma non è che presto o tardi rimpiangeremo le “vasche” con i colleghi per la pausa caffè?

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