Riccardo Valle ha scritto nove modi per iniziare un post senza faticare troppo. Roba buona, la sua, precisa e strutturata. La trovate qui.
Io ne ho uno solo. Parto dal titolo.
Non dall’incipit, non dalla prima frase, non dall’idea ancora informe che galleggia da qualche parte tra il caffè del mattino e la lista della spesa. Dal titolo. Quello definitivo, o quasi. Quello che dice già dove voglio andare a parare e come voglio arrivarci.
– Il titolo come mappa.
“Personal branding livello condominio”.
Quando ho scritto quelle quattro parole sapevo già tutto il resto. Il tono, la direzione, la lunghezza approssimativa. Il titolo era una mappa. Non precisa, non infallibile, perché altrimenti sai che noia. Ma abbastanza chiara da non perdermi nel bosco con ai piedi le mitologiche Espadrillas.
Quel post ha girato per LinkedIn in lungo e in largo per un bel po’. Tante, tantissime interazioni e millemila visualizzazioni. Il mio record assoluto, almeno fino a oggi. Non lo dico per vantarmi, anche perché i numeri su LinkedIn durano quanto un gelato al gusto puffo in Sicilia nel periodo estivo. Lo dico perché quella cosa lì è partita da quattro parole messe in fila con il mio metodo. Che non è ovviamente quello giusto in assoluto: è il mio.
– Il titolo non è un riassunto.
C’è una differenza sostanziale tra un titolo che riassume e un titolo che promette.
“Dici piuttosto che e arrivano gli alieni. Quelli cattivi”. Non è un titolo che descrive il contenuto del post. Lo anticipa con un’immagine, un tono, una direzione precisa. Chi legge quel titolo sa già che troverà ironia, una correzione grammaticale e probabilmente qualcosa che lo riguarda da vicino. Almeno, così mi piace pensare.
Il titolo-riassunto arriva dopo. È il punto di arrivo travestito da punto di partenza. Funziona come etichetta su uno scaffale: ti dice cosa c’è dentro, ma non ti invita ad aprire.
Il titolo-promessa arriva prima. È una mappa, non un’etichetta. Ti dice dove andiamo, non cosa troverai esattamente. E proprio per questo ti fa magari venire voglia di seguire. Che poi, come sappiamo bene, tutto è relativo. Ma tant’è.
– Come funziona nella pratica.
Quando ho un’idea, la prima cosa che faccio è cercare il titolo. Non quello definitivo per forza. Ma qualcosa che abbia già la direzione giusta, il tono, l’angolo.
Se il titolo viene facilmente, il testo viene da sé. O quasi. Perché il titolo ha già fatto il lavoro più difficile: ha scelto cosa dire e come dirlo.
Se il titolo non viene, aspetto. Non mi siedo a scrivere sperando che le parole arrivino da sole. Aspetto che arrivi prima il titolo. Poi, come diceva qualcuno che forse conoscete, lascio riposare tutto come una pizza. E più riposa, più diventa digeribile. Ovviamente, stiamo parlando di quella senza glutine. Magari un po’ più triste, ma qui a Torino ci sono un paio di posti che ti raccomando.
– La differenza con il metodo di Riccardo.
Riccardo parte dalla prima frase e arriva al titolo dopo. Io parto dal titolo e arrivo alla prima frase dopo. Due approcci obliqui per lo stesso risultato: non fissare lo schermo bianco sperando che qualcosa accada.
Nessuno dei due è quello giusto. Entrambi sono quelli giusti, dipende da chi li usa.
La cosa che conta, in entrambi i casi, è avere un punto di partenza concreto. Qualcosa a cui aggrapparsi prima che lo schermo bianco cominci a sembrare un’accusa.
Per me quel punto di partenza è sempre il titolo.
Poi viene tutto il resto.

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