Linkedin sta diventando come Facebook? Meno male

Lo so, lo pensano in molti. Ma io non ho paura della possibile “trasfigurazione” della piattaforma, anzi. Per anni abbiamo letto lamentele sul fatto che Linkedin fosse troppo serio, sobrio, impettito. Pieno di frasi in aziendalese e di foto in giacca e cravatta, anche a Ferragosto.

Poi è successa una cosa semplice: le persone hanno iniziato a comportarsi… da persone. Hanno iniziato a raccontare errori, dubbi, idee, piccole vittorie e persino qualche emozione. Che orrore, vero?

Eppure è proprio lì (sorpresa?!) che sono nate le conversazioni migliori. Perché l’autenticità non toglie professionalità. La potenzia. La alleggerisce spostandola verso l’alto.

Se prima apparivamo perfetti e puntuali come un disco di Eros Ramazzotti, ora sembriamo più umani, più imperfetti. Forse più interessanti. Come un album dei Radiohead (peraltro, quello nella foto andrebbe portato su Marte, accanto a pochissimi altri). E non credo che questo sia un male. Perché chi compra, chi assume, chi collabora vuole parlare con qualcuno che sappia sì fare il suo lavoro, ma che in qualche modo lo faccia anche sentire a casa.

Quindi sì, se Linkedin assomiglia un po’ a Facebook, meno male. Significa che ci stiamo ricordando una cosa che dovrebbe essere ovvia: le relazioni nascono con le persone, non con due frasi copiate da un comunicato stampa.

Tutto questo fa male a Linkedin? Io dico di no. Parliamone.

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